Serie Tv

 

Le serie televisive. Lo specchio della società.

Dr.House, 24, Grey’s Anatomy, Lost, Sex & the City, Ally McBeal, Criminal Minds, Desperate Housewives, e ancora Heroes, Dexter, Ugly Betty, The Shield, CSI, I Soprano.

Serie TV – Schede

Le serie televisive hanno invaso il mondo. Quelle che una volta venivano “volgarmente” definite telefilm, innocui e divertenti filmetti per il piccolo schermo, oggi sono diventati a tutti gli effetti delle star indiscusse della televisione. I budget di produzione sono cresciuti a dismisura, gli interpreti hanno tutti una solida esperienza, le sceneggiature sfiorano a volte la perfezione, per la cura dei dettagli e l’approfondimento dei personaggi. Se ne sono accorti anche gli attori che si dedicano al cinema, che fanno a gara per fare questo o quel cameo nella serie più viste dal pubblico. Le serie televisive, oggi, rappresentano un fenomeno di dimensioni sempre maggiori, strettamente connesso alla società attuale, e figlio di una televisione che è cresciuta (in tutti i sensi) ed è divenuta grande, regina delle case, grazie anche al satellite (Sky a dicembre 2006 contava 4 milioni di abbonati), all’alta definizione, agli impianti dolby surround. Ora come ora piccolo è grande schermo.

La serialità

Quando una puntata pilota di una serie televisiva viene mandata in onda, gli occhi della direzione della rete tv sono puntati sugli ascolti. Alcune volte il prosieguo di quel soggetto dipende dal successo del primo episodio. Perchè nel primo episodio la presentazione della storia, dei personaggi, l’ambientazione, creano il primo collegamento fra chi guarda e il soggetto, e creano quel legame che è l’interesse nel seguire l’appuntamento, puntata dopo puntata. E’ qui che nasce la serialità. Infatti le storie e i personaggi vengono approfonditi, scanditi da un metronomo che dispensa le informazioni con il contagocce, rivelando segreti e dettagli sulla vita dei protagonisti che crea un link sempre più stretto con lo spettatore. E’ qui che a differenza del cinema che, salvo per i film con i sequel (e i prequel), deve riuscire a far immedesimare il pubblico in due ore, le serie televisive approfittano della costante periodicità per delineare delle vite a cui partecipa chi guarda. Paradossalmente l’approccio analitico al plot e ai personaggi e il tempo diluito in circa 20 puntate per serie, avvicina le serie al livello di approfondimento di un romanzo. Per questa ragione serialità è un elemento chiave delle serie tv.

La continuità della sceneggiatura

Scrivere una sceneggiatura per un film, è come scrivere un libro, e sebbene anche se la qualità dello scritto può essere buona, è la produzione e la realizzazione che le danno vita. Il successo quindi è vincolato a un numero di fattori elevato. Uno sceneggiatore di successo, comunque, viene contattato dalle case di produzione per realizzare altri progetti. Uno sceneggiatore di serie televisive, oltre a dover avere un’idea vincente, alla base della sceneggiatura, se riesce a costruire un intreccio e dei dialoghi vincenti (pensiamo a “Dr. House” o a “Grey’s Anatomy”), ha la possibilità di poter lavorare per almeno due o tre anni, senza dover trovare ulteriori progetti da sviluppare. Questa situazione di stabilità ha portato molti dei migliori sceneggiatori a valutare la possibilità di impegnarsi sul piccolo schermo, garanzia di continuità e profitto.

La dimensione degli schermi televisivi e il linguaggio delle serie.

Negli anni ’80 i tubi catodici avevano dimensioni che al massimo raggiungevano i 18-20” e la definizione era quella classica 576 linee verticali per 480 orizzontali che non consentiva la chiarezza di immagine. Oggi con l’HDTV (High Definition Television) le risoluzioni sono doppie a quelle analogiche e le dimensioni dei plasma o degli Lcd superano tranquillamente i 32“. Tutto questo si traduce in un’opportunità per chi produce e realizza Serie televisive. Il linguaggio cinematografico utilizzato solitamente in prodotti per il piccolo schermo ha sempre prediletto i campi medi e i primi piani (se non primissimi) per dare la possibilità allo spettatore di vedere al meglio su uno schermo che non è quello cinematografico. Oggi, invece, e l’esempio più naturale è Lost (dove ci sono spesso campi lunghissimi e panoramiche), l’approccio alla realizzazione per la tv è molto simile a quello per le sale. Di conseguenza anche i budget produttivi si incrementano notevolmente (anche se non esistono cifre confermate dalla produzione, per la puntata pilota di Lost sarebbero stati necessari più di 10 milioni di dollari…) con la differenza fondamentale dal cinema, di poter raggiungere un’audience potenziale di decine di milioni di persone. Di fatto quindi, le serie tv si sono adattate all’evoluzione tecnologica del mezzo televisivo diventando dirette concorrenti del prodotto cinematografico vero e proprio.

I personaggi delle serie televisive, eroi del terzo millennio

Jack Bauer, alias Kiefer Sutherland, agente del CTU in 24 e Greg House, interpretato da Hugh Laurie, medico dall’analisi differenziale in Dr. House sono forse i migliori esempi di come un personaggio di una serie tv possa diventare a tutti gli effetti un eroe trasversale alla società attuale. Sono veri marchi di fabbrica (brand) delle serie in cui sono protagonisti. Sono loro che favoriscono la serialità per l’immedesimazione dello spettatore che è vincolato dal desiderio di conoscerne tutte le vicende. E’ chiaro che la serie televisiva è un modello che consente l’approfondimento dei personaggi nei dettagli, e oggi gli sceneggiatori sfruttano questa opportunità delineandone gli aspetti psicologici e privati, che umanizzano questi “nuovi eroi” e li avvicinano al pubblico, come mai era accaduto in precedenza. Non è, comunque, da sottovalutare che, nei casi citati, l’interprete del personaggio chiave della serie diviene così importante da poter causare un calo di audience nell’eventualità dovesse decidere di non partecipare alla stagione successiva. Per questa ragione serie corali come Lost o Grey’s Anatomy subiscono meno l’impatto dell’inserimento o della perdita di alcuni personaggi nello sviluppo del plot. Ciò che comunque non avviene mai è la sostituzione di un attore per interpretare quel determinato personaggio. Kiefer Sutherland è Jack Bauer, e nessun altro potrebbe sostituirlo. Al cinema James Bond è stato interpretato da più attori (anche se per alcuni Sean Connery è l’unico vero 007), nelle serie tv il legame dello spettatore con le icone che lo rappresentano, è molto più stretto, e quindi il protagonista è insostituibile.

Il marketing e le serie tv

I network televisivi americani Fox, Abc, Nbc, quando producono un progetto, ne studiano il concept, il target e stimano un’audience e un trend di crescita a medio termine. Ogni singola messa in onda è monitorata per dare informazioni agli sceneggiatori sui personaggi più amati, e sulle situazioni più apprezzate dal pubblico, in modo che si possano modificare le sceneggiature (spesso gli script sono messi in mano agli attori solo 2-3 giorni prima di girare). Una serie che non raccoglie sufficiente audience, viene drammaticamente tagliata dal palinsesto e fatta concludere alla prima stagione, anche prima di portare a termine le puntate previste. Le serie televisive vivono secondo le regole del successo.

Resisteranno al tempo?

In un’intervista Terry O’Quinn, il John Locke di Lost, ha dichiarato che come è accaduto per le serie anni’80, anche le serie televisive attuali subiranno l’impatto del tempo e fra 10 o 20 anni saranno considerate obsolete e anacronistiche. Questa considerazione può essere vera, in parte, se si considera che i dettagli descritti nelle sceneggiature (tecnologia, abbigliamento, mezzi di locomozione, ecc.) saranno sensibili al tempo e all’evoluzione delle mode, ma a differenza dei telefilm anni’80, la profondità dei personaggi e le storie di alcuni capolavori odierni del genere seriale, come accade nel cinema, non subiranno il passare degli anni in modo così drammatico.

Conclusioni

Gli elementi analizzati fin qui sono esemplificativi di come le serie televisive si stiano avvicinando al cinema, o meglio al modello cinematografico. Le differenze diminuiscono, il divismo viene estremizzato e forse riportato alle sue origini (provate a mettere Will Petersen, il Grissom di C.S.I. in una strada di Milano. Attirerà più gente di George Clooney), gli aspetti formali si avvicinano, le produzioni raccolgono budget importanti, il pubblico diviene sempre più vasto, e il fenomeno creato si avvicina a quello dolcemente maniacale del collezionismo e dei comics, in cui diventare “possessori” di dettagli segreti, di spoiler (rivelazioni sulle storie), avere l’autografo o la foto con questo o quell’attore fa assurgere a una posizione eletta. D’altra parte il numero di blog dedicati alle serie tv presenti in rete ne è un esempio. Il passo successivo potrebbe essere l’oltraggio alla Settima Arte, provando a portare nei cinema qualche puntata chiave (ad esempio i finali di stagione) delle serie tv più popolari, che vivrebbero per un attimo laddove il “fratello maggiore” ha costruito il proprio successo. Non è detto, tuttavia, che i network televisivi possano averne l’interesse (questioni di pianificazione pubblicitaria), e così, nuovamente, le serie tv potrebbero permettersi di dichiarare: “Noi siamo diverse, non abbiamo bisogno dello schermo cinematografico, perchè siamo figlie della televisione e la stiamo facendo diventare grande”.

di Mattia Nicoletti da “Ragazzo Selvaggio”