Il franchise di Stargate si espande ulteriormente con Stargate Universe (la prima stagione dal 12 gennaio e ogni martedì su AXN alle 21), una serie che si distacca dalle precedenti per le atmosfere tipiche dello spazio profondo. Il tenente Matthew Scott è interpretato dal 29enne Brian J. Smith, alla sua prima grande esperienza.
Nel grande sistema di Stargate dove si va a inserire “Stargate Universe”?
Io credo che “SU” sia più complesso delle altre serie, perchè le relazioni e gli stati d’animo tra i protagonisti sono più intensi e tesi. Non c’è quell’ironia che aleggiava sempre, per diventare una sorta di social drama.
Il termine Stargate è entrato nel vocabolario attuale. Che cosa significa per lei?
Per me varcare lo Stargate significa avere l’opportunità di affrontare qualcosa di sconosciuto e di allontanarsi dalla noia di una quotidianità che subiamo e non creiamo. Oggi bisogna rischiare e mettersi in gioco anche solo per sopravvivere.
Ma si riferisce anche alla crisi?
In un certo senso sì. Lo status quo ormai non è sufficiente per stare a galla, è necessario andare oltre. E lo Stargate è una metafora. Aiuta le persone.
Ma la fantascienza è un modo per evadere dalla realtà?
Io non sono un fautore dell’intrattenimento per evadere dalle situazioni di tutti i giorni. Anzi, a me piace che mezzi come il cinema e la televisione rappresentino le atmosfere cupe della nostra società.
Oggi il mondo è nel caos più totale e non c’è proprio niente da ridere.
Stargate Universe rappresenta quindi la nostra società?
Sì, perchè ognuno dei protagonisti si chiede dove si trova e dove andrà…
E lei sa dove andrà in futuro?
Per ora mi accontento dello spazio. (ride)
Mattia Nicoletti da Metro