Il potere della mente ha sempre avuto un grande fascino. La mente è un mondo senza confini, è uno spazio in parte inesplorato, ed è qualcosa di estremamente personale. Nella mente, razionalità, irrazionalità, ed emozioni vivono e convivono. La mente, di conseguenza, è diventata spesso protagonista nella letteratura, nel cinema, nella televisione. Sul piccolo schermo, negli ultimi anni, molte serie televisive e molti personaggi si sono confrontati con questo universo misterioso, in molte occasioni conquistando il pubblico che sembra esserne molto interessato.
Sherlock Holmes, House, The Mentalist e Lie to me
Ci sono alcune situazioni in cui vorremmo essere razionali, non cedere alle emozioni, rimanere freddi e concentrati per cercare di risolverle al meglio. Sherlock Holmes è molto bravo in questo. Il grande detective di Baker Street nato per mano di Sir Arthur Conan Doyle è un uomo di grande logica sempre alla ricerca della verità. Verità che è alla base delle sue deduzioni che lo conducono alla risoluzione dei casi. Holmes è in un certo senso il padre di Gregory House, il Dr. House (Hugh Laurie), che attraverso la diagnosi differenziale dei sintomi dei pazienti riesce a curare alcuni malati affetti da patologie rarissime. House è un grande conoscitore della medicina, che da sola però non può portare a tutte le soluzioni. E’attraverso il processo mentale, l’analisi dell’ambiente e dei comportamenti, indizi apparentemente insignificanti, che il medico del Plainsboro-Princeton Teaching Hospital scopre la verità. Come Holmes (che si iniettava tre volte al giorno cocaina o morfina), House fa uso di droghe, o meglio è dipendente dal Vicodin, un antidolorifico oppiaceo che utilizza per placare il dolore alla gamba infartata. Nasce quindi l’eterno dilemma sugli stati di alterazione della mente e se questi possono condurre a un vedere “oltre”. Il fascino di House è proprio nel suo cervello e nell’approccio deduttivo.
Un’altro grande amante della deduzione è Patrick Jane (Simon Baker), protagonista della serie “The Mentalist”, che negli USA è molto seguita. Jane in passato utilizzava questa sua grande capacità di leggere i segnali deboli, di osservare, per spacciarsi come sensitivo, per poi invece diventare consulente del California Bureau of Investigation nella risoluzione di casi difficili. Apparentemente granitico, spesso insolente e presuntuoso, Patrick Jane ha un passato che lo ha segnato irrimediabilmente. La sua ossessione per Red John, l’uomo che ha ucciso sua moglie sua figlia è il parallelo del dolore alla gamba di House. Entrambi hanno un tallone di Achille che è al tempo stesso è la loro croce e la loro genialità.
Sempre alla ricerca della verità è anche Cal Lightman (Tim Roth) lo psicologo comportamentale di “Lie to Me” che mediante la lettura del linguaggio del corpo riesce a comprendere se qualcuno dichiara il vero o il falso. Ispirato al reale Dr. Paul Ekman, Lightman ha una propria agenzia e viene chiamato in causa dall’FBI o da altre forze dell’ordine per interrogare potenziali criminali o assassini. Questa sua deformazione professionale però gli fa affrontare il quotidiano esattamente come affronta la professione. E’interessante vedere come lo psicologo spesso ottenga la verità attraverso la menzogna. Lightman per indurre delle reazioni in chi ha di fronte dichiara il falso. Falsità per verità, non è una contraddizione se il fine positivo giustifica i mezzi.
Il paranormale e la lettura del pensiero. La mente supera i suoi limiti.
Logica e razionalità sono capacità più o meno spiccate in ognuno di noi. Quando però si parla di leggere la mente, di entrare nei pensieri dell’altro, si entra in ciò che viene definito paranormale, ovvero l’insieme dei fenomeni che non possono essere spiegati dalla scienza e che la scienza non accetta. In questo caso è l’irrazionale a coinvolgere il pubblico, un elemento lontano dal quotidiano che incuriosisce proprio perchè è presente ma è inspiegabile.
Il crime drama soprannaturale “Medium”, con il personaggio di Allison Dubois (Patricia Arquette), ispirata all’omonima sensitiva ne è un primo esempio. La fusione fra il soprannaturale e il poliziesco, genere televisivo di grande successo, da’ vita a una serie di indagini che vengono condotte sfruttando i poteri soprannaturali di Allison. Allo stesso modo collegato al reale è “The Listener” una serie che ha come protagonista Toby Logan (Craig Olejnik), un giovane paramedico che scopre di avere il potere di ascoltare i pensieri delle persone che gli stanno intorno. Crime drama, medical drama e paranormale convivono in questa serie in cui le problematiche personali e relazionali di Toby rivestono molta importanza. Nell’evoluzione della serie le voci che Toby sente aumentano e diventano spesso per lui un problema. Qui il paranormale diventa sia opportunità che minaccia. “The Listener” non ha riscosso negli USA un grandissimo successo probabilmente per la mancanza di carisma del protagonista e per un plot non sempre ben sviluppato a causa dell’eccessiva commistioni di generi.
Il potere paranormale inteso come diversità, come abilità incompresa, viene analizzato invece da due delle serie più innovative degli ultimi anni “Heroes” e “True Blood”.
In “Heroes” alcuni umani scoprono di avere dei superpoteri. Sono essere umani diversi che sebbene abbiano l’obiettivo finale di salvare il mondo, si trovano imprigionati da abilità straordinarie che li rendono più deboli o fallibili. Matt Parkman (Greg Grunberg), detective, capace di leggere il pensiero, non viene coniderato dai colleghi ai quali quell’abilità sembra impossibile (il contrario di ciò che accade a Allison Dubois in “Medium”). “Heroes” diventa il simbolo per le serie tv, come lo era “Spiderman 2” per il cinema, di superpoteri che si trasformano in ipo-poteri perchè non accettati dalla società.
Diversa si sente anche Sookie Stackhouse (Anna Paquin), cameriera in un locale di provincia della Louisiana. Lei sa leggere il pensiero ma vorrebbe non poterlo fare, perchè sentendo sempre voci non può godere mai del silenzio. E’ anche per questo che si innamora del vampiro Bill Compton (un altro diverso) al quale non riesce a entrare nella mente. Sookie è il bridge fra i vampiri che desiderano essere integrati nella società e gli uomini che invece li ripudiano.
Psichiatria e psicologia nelle serie tv
Un capitolo a parte rivestono le serie televisive che affrontano la mente da un punto di vista medico o psicologico. In “Mental” Jack Gallagher (Chris Vance) è uno psichiatra che, presso il Wharton Memorial Hospital di Los Angeles, utilizza delle pratiche innovative e poco ortodosse per curare i pazienti. Gallagher infatti cerca di entrare nella loro mente e immedesimarsi nella loro realtà per comprenderli. “Mental” fa entrare lo spettatore nella realtà della malattia mentale attraverso la “follia” di uno psichiatra. Più canonico è l’approccio dello psicoterapeuta Paul Weston (Gabriel Byrne) in “In Treatment” l’intelligente serie tv ideata dall’israeliano Hagai Levi, in cui 4 pazienti, uno per ogni giorno, dal lunedì al giovedì, vengono psicanalizzati, mentre il venerdì è lo stesso psicologo ad andare in analisi. In questo modo lo spettatore entra nelle vite e nei segreti di 5 persone attraverso i dialoghi con l’analista. Sono le parole qui a raccontare più delle immagini.
Entrare nella mente rappresenta l’estremizzazione del voyeurismo, della possibilità di introdursi nella vita delle persone attraverso un’interfaccia che ha sempre affascinato il pubblico. La mente è mistero ed eleva di un gradino l’insaziabile curiosità dell’essere umano verso i fatti di chi si conosce o non si conosce. La possibilità di poter leggere il pensiero per sapere cosa si sta pensando è un potere che ognuno vorrebbe avere. Tuttavia le serie tv sembrano metterci sempre più in guardia sui danni collaterali di impadronirsi delle vite degli altri, evidenziando il valore della privacy oggi che il gossip diventa informazione e, per una società dove il futile diviene necessario, una delle ragioni per cui vale la pena vivere.
di Mattia Nicoletti da Ragazzo Selvaggio